Istantanee dal carcere, un anno dopo.

sala colloqui

Gentile avvocato,

le scrivo per comunicarle la peggiore delle notizie che poteva arrivare: l’anziano padre di Rachid è venuto a mancare ieri mattina.

Oggi ho dato la notizia a Rachid e come può ben immaginare, la reazione è stata quella di un figlio a cui viene detto che non rivedrà mai più suo padre, dopo che la vita lo ha costretto a non vederlo per vent’anni.
Ma questo dramma personale e umano, si intreccia con la vicenda giudiziaria, in cui Rachid è coinvolto: nel colloquio di oggi l’ho esortato a non colpevolizzare nessuno, né se stesso, né la giustizia, per quello che è successo e la sua intelligenza, unita ad una grande fede, lo terranno lontano dal rancore.
Detto questo, ora che non parlo con il figlio che ha perso il padre, ma con il nostro legale di fiducia, non le nascondo che ai miei occhi le istituzioni della Giustizia hanno una grave responsabilità, almeno nel non aver impedito che questo dolore fosse meno amaro.
Prima di essere arrestato, la colpa di Rachid è stata quella di agire senza mai dare conto alla sua coscienza, delle azioni che faceva. E per questo è stato fermato, giudicato e condannato. Grazie a Dio, aggiungo, perché la vita di Rachid, in quel periodo, era quanto di più lontano si potesse immaginare, dagli insegnamenti della sua famiglia.
Ma il carcere gli ha fatto fare i conti con i suoi errori, non perché fosse realmente educativo, come è scritto nella Costituzione. Al contrario, proprio la violenza (fisica e morale) che c’è in carcere, è stato come uno specchio, in cui vedere riflessi i suoi stessi errori. Poteva limitarsi a migliorare se stesso, lasciando il sistema così com’è, ma la sua coscienza gli ha impedito di voltarsi dall’altra parte e ha fatto quello che ha fatto.
Oggi Rachid, alla notizia della morte di suo padre, ha preso la ferma decisione di cominciare un nuovo sciopero della fame, contro la parte di responsabilità che le istituzioni della Giustizia hanno, in questa storia.
Il rancore non c’entra.
Come lei sa, il 2 Febbraio c’è stata l’udienza per la richiesta dei domiciliari e nonostante la buona condotta tenuta da Rachid in questi nove mesi (riconosciuta come buona condotta, perché la sua condotta non è mai stata diversa, nemmeno negli altri istituti) e il parere favorevole del carcere, la commissione li ha respinti, attaccandosi all’unica cosa a cui potevano attaccarsi: il pericolo di fuga, come se non esistessero strumenti per scongiuralo.
E questa è l’ultima decisione scellerata e cieca, presa su Rachid, per non dover ammettere che le sue denunce sono vere e restano una spina nel fianco di un sistema, che non ha nessuna voglia di fare i conti con LA SUA COSCIENZA!
Solo che questa volta il loro ignobile contegno, ha impedito ad un uomo di vedere per l’ultima volta suo padre, fosse anche attraverso lo schermo di un computer.
Per tutto questo che le ho detto, Rachid è pronto ad affrontare di nuovo uno sciopero della fame, ridursi nuovamente sulla sedia a rotelle e arrivare a pesare 30 chili! Lui è pronto, ma io non ce la faccio a pensare che lui debba di nuovo far del male al suo corpo, per ottenere dei diritti che gli spettano per legge e che gli vengono negati, solo perché ha inchiodato il sistema alle sue responsabilità.
Sono stanca di veder derisi i nostri sforzi, da decisioni arbitrarie, che negano senza vergogna la verità. E lo stesso sistema che con ostinata OMERTA’ copre i suoi reati contro la dignità umana, si permette il lusso di dire che RACHID NON HA ANALIZZATO CRITICAMENTE IL SUO REATO?
Solo una persona marcia dentro non si sentirebbe offesa da questo.
Avvocato, metto nelle sue mani questo mio appello. Abbiamo avuto tanta, tanta, tanta pazienza, ma adesso basta: CHI HA IL DOVERE DI FARLO, DEVE INTERVENIRE.
Rifletta su quale sia la strada più giusta ed efficace e andiamo avanti.
La ringrazio.
Emanuela